Il trono e la gloria del Signore.
Giovanni ci offre in Apoc 4,2-8 una descrizione di ciò che vide
quando fu rapito nello spirito nel cielo. Vide un trono e sul trono sedeva uno.
Un trono era posto nel cielo e sul trono stava uno seduto.
Apoc 4,2 E subito fui rapito in spirito; ed ecco, un
trono era posto nel cielo e sul trono stava uno seduto. 4,3 E colui che
sedeva era nell'aspetto simile a una pietra di diaspro e di sardio; e intorno al
trono c'era un arcobaleno che rassomigliava a uno smeraldo. 4,4 E intorno al
trono c'erano ventiquattro troni, e sui troni vidi seduti ventiquattro anziani
vestiti di bianche vesti; e sul loro capo avevano delle corone d'oro. 4,5 E
dal trono procedevano lampi, tuoni e voci; e davanti al trono c'erano sette
lampade ardenti, che sono i sette Spiriti di Dio. Apoc 4, 2- 5;
Dopo che tutti gli esegeti seri sono d'accordo su colui che
siede sul trono, si tratta di Dio Onnipotente, possiamo andare avanti e
occuparci della sembianza di Dio. E cioè non di quella sembianza che descrive
Giovanni nel verso Apoc 4,3, ma della sembianza di Dio, che da questo testo è
percepibile solo indirettamente.
Il fatto che qui si parla di un trono e che qualcuno vi sedeva sopra implica che
questo qualcuno aveva una sembianza similmente umana, altrimenti non avrebbe
avuto i requisiti fisici atti al sedersi, e Giovanni difficilmente avrebbe
potuto descriverlo come "seduto".
Questo trono, e la sembianza che si vedeva esserci sopra è stata anche
descritta dal profeta Ezechiele. Egli ebbe la sua visione al fiume Kebar, nella
terra dei Caldei.
Sul trono, una sembianza che sembra uguale a un uomo.
Ez 1,22 Sopra le teste degli esseri viventi
c'era la sembianza di un firmamento, simile al colore di un maestoso cristallo,
disteso sopra le loro teste.1,23 Sotto il firmamento si stendevano diritte
le loro ali, l'una verso l'altra; ciascuno ne aveva due che coprivano un lato e
due che coprivano l'altro lato del corpo. 1,24 Quando essi si muovevano, io
sentivo il fragore delle loro ali, come il fragore delle grandi acque, come la
voce dell'Onnipotente, il rumore di un gran tumulto, come lo strepito di un
esercito; quando si fermavano, abbassavano le loro ali.
1,25 E si udiva un rumore dal di sopra del firmamento che era sopra le loro
teste; quando si fermavano, abbassavano le loro ali.
1,26 Al di sopra del firmamento che stava sopra le loro teste, c'era la
sembianza di un trono che sembrava come una pietra di zaffiro, e su questa
specie di trono, in alto su di esso, stava una figura dalla sembianza di uomo.
Ez 1,22-26;
E a differenza di Giovanni, Ezechiele lo dice in Ez 1,26, molto
chiaramente: quello sul trono aveva l'aspetto di un uomo. Egli conferma anche
subito dopo, in Ez 1,28, che questo era "la Gloria del Signore".
Questa era un'apparizione dell'immagine della gloria dell'Eterno.
Ez 1,27 Da ciò che sembravano i suoi lombi in su
vidi pure come il colore di bronzo incandescente che sembrava come fuoco
tutt'intorno dentro di esso; e da ciò che sembravano i suoi lombi in giù vidi
qualcosa somigliante al fuoco e che emanava tutt'intorno un grande splendore.
1,28 Com'è l'aspetto dell'arcobaleno nella nuvola in un giorno di pioggia,
così era l'aspetto di quello splendore che lo circondava. Questa era
un'apparizione dell'immagine della gloria dell'Eterno. Quando la vidi, caddi
sulla mia faccia e udii la voce di uno che parlava. Ez 1,27-28;
Dio ha quindi l'aspetto di un uomo. Questo è sorprendente? -
Non proprio, perché in Gen 1,26-27 si legge esplicitamente che Dio creò l'uomo
a sua - di Dio - immagine.
Facciamo l'uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza.
Gen 1,26 Poi DIO disse: «Facciamo l'uomo a
nostra immagine e a nostra somiglianza, ed abbia dominio sui pesci del mare,
sugli uccelli del cielo, sul bestiame e su tutta la terra, e su tutti i rettili
che strisciano sulla terra». 1.27 Così DIO creò l'uomo a sua immagine; lo
creò a immagine di DIO; li creò maschio e femmina. Gen 1,26-27;
E se l'uomo è creato a "immagine", cioè secondo
l'aspetto di Dio, allora Dio deve anche, viceversa avere una forma similmente
umana. Anche se Dio nella sua onnipotenza e onniscienza, cioè, nelle sue
proprietà intellettuali non è assolutamente paragonabile agli uomini, possiamo
comunque immaginarci il suo aspetto simile al nostro.
Giovanni prosegue poi in Apoc 4,6-8 la descrizione della sua
visione dei "quattro esseri viventi".
Attorno al trono quattro esseri viventi pieni di occhi davanti e di dietro.
Apoc 4,6 E davanti al trono c'era come un mare di
vetro simile a cristallo, ed in mezzo al trono e attorno al trono c'erano
quattro esseri viventi, pieni di occhi davanti e di dietro. 4,7 Il primo
essere vivente era simile a un leone, il secondo essere vivente simile a
un vitello, il terzo essere vivente aveva la faccia come un uomo e il
quarto era simile a un'aquila.
4,8 I quattro esseri viventi avevano ognuno sei ali e intorno e dentro erano
pieni di occhi; e non cessano mai, né giorno né notte, di dire: «Santo,
santo, santo è il Signore Dio, l'Onnipotente, che era, che è e che ha da
venire!». Apoc 4, 6- 8;
L'esegesi convenzionale interpreta queste quattro creature
viventi, dai tempi di Ireneo (170 d.C.) come simboli degli evangelisti del NT,
quindi Matteo = uomo, Marco = aquila, Luca = toro e Giovanni = leone. Tuttavia
l'ordine di assegnazione può variare da commentatore a commentatore. Ancora
altri esegeti vedono nei quattro esseri viventi, simboli degli attributi di Dio,
dove, il toro è il "sacrificio di Dio", l'aquila è la "vista
panoramica di Dio", il leone è la "maestà di Dio" e l'uomo
simboleggia "l'umiltà di Dio nel suo Figlio". Quei commentatori che
vedono in questi esseri "tutte le anime della natura" le riferiscono
alle "quattro classi di anime nella natura: l'uomo, animali docili (toro),
animali selvatici (leone) e uccelli (aquila). Anche la più completa astrazione
nel simbolismo non manca nell'interpretazione di questo testo. Infatti, alcuni
vedono l'intera immagine come una metafora della creatura sospirante, le ali
sono l'espressione del desiderio struggente di una più alta libertà, il
chiamare giorno e notte nel verso di Apoc 4,8, vuol essere irrequietezza
tormentata. Ma ci sono anche seri tentativi di vedere in questa immagine i
riferimenti ai segni astrologici dello zodiaco (Toro, Leone ...).
Vediamo quindi, che ci sono molti tentativi di spiegare questo testo realmente
complesso. Tuttavia, un passaggio così difficile della Scrittura non può
essere interpretato a modo proprio, ma sulla base di argomenti scritturali e di
analisi, perché, tutti gli altri tentativi porterebbero inevitabilmente al
nirvana esegetico.
Se cerchiamo allora nella Scrittura un accenno su questi quattro esseri viventi,
lo troviamo in modo molto chiaro di nuovo in Ezechiele. Ma, mentre Giovanni
sopra descrive solo le facce di questi quattro esseri, Ezechiele ci dice anche
qualcosa sulla loro sembianza: "avevano la sembianza di un uomo".
Perciò, sia Dio (Ez 1,26), così come i quattro esseri viventi avevano
sembianza umana.
La sembianza dei quattro esseri viventi.
Ez 1,2 Il cinque del mese (era il quinto anno della
cattività del re Jehoiakin), 1,3 la parola dell'Eterno fu espressamente
rivolta al sacerdote Ezechiele, figlio di Buzi, nel paese dei Caldei, presso il
fiume Kebar; e là fu sopra di lui la mano dell'Eterno. 1,4 Mentre
guardavo, ecco venire dal nord un vento di tempesta, una grossa nuvola con un
fuoco che si avvolgeva su se stesso; intorno ad esso e dal mezzo di esso emanava
un grande splendore come il colore di bronzo incandescente in mezzo al fuoco.
1,5 Dal suo mezzo appariva la sembianza di quattro esseri viventi; e
questo era il loro aspetto: avevano la sembianza d'uomo. 1,6 Ognuno di
essi aveva quattro facce e ognuno quattro ali. 1,7 Le loro gambe erano
diritte e la pianta dei loro piedi era come la pianta del piede di un vitello, e
sfavillavano come il bronzo lucidato. Ez 1, 2- 7;
Nella descrizione delle facce di questi quattro esseri,
tuttavia, queste due relazioni differiscono. Mentre Giovanni riconosce un'unica
faccia, in ciascuno dei quattro esseri, ma tutte diverse, Ezechiele osserva gli
stessi quattro volti su ciascuno di queste quattro figure.
La sembianza delle loro facce.
Ez 1,8 Sui loro quattro lati, sotto le ali, avevano
mani d'uomo; e tutti e quattro avevano le proprie facce e le proprie ali.
1,9 Le loro ali si toccavano l'una con l'altra; avanzando, non si
voltavano, ma ciascuno andava diritto davanti a sé. 1,10 Quanto
all'aspetto delle loro facce, avevano tutti la faccia di uomo, tutti
e quattro la faccia di leone a destra, tutti e quattro la faccia di bue
a sinistra, e tutti e quattro la faccia di aquila.
1,11 Tali erano le loro facce. Le loro ali erano distese verso l'alto;
ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il loro corpo.
Ez 1, 8-11;
A giudicare da questa descrizione, Ezechiele vide i quattro
esseri stare in una formazione quadrata, con una figura in ogni angolo del
quadrato. Ciascuno di essi aveva quattro ali sui suoi quattro lati del corpo,
cosicché di ognuno due ali erano spiegate e toccavano le ali dei due esseri
affianco a loro - dietro e di lato o davanti e di lato - e costituivano quindi i
lati del quadrato. Le altre due ali coprivano i propri lati del corpo, come
descritto in Ez 1,23.
La testimonianza di Ez 1,22: "sopra le teste degli esseri viventi c'era la
sembianza di un firmamento, simile al colore di un maestoso cristallo, disteso
sopra le loro teste" alcuni interpreti lo riferiscono alla "volta del
cielo" e vedono poi nei quattro esseri viventi, quelle forze che sostengono
la sfera celeste ai quattro angoli della terra. Ad un controllo più attento,
tuttavia, è facile riconoscere che questo "firmamento" è solo una
replica della distesa del cielo (così dice anche il testo letteralmente) e la
misura del quadrato formato dai quattro esseri viventi con le loro ali spiegate
è di circa 5 metri per 5 metri (1Re 6,24-25).
Da come Ezechiele ora descrive le facce sui quattro lati delle teste di ciascuno
di questi esseri, deve egli aver avuto la sua posizione sulla sinistra davanti a
questa formazione. Allora possiamo supporre che il volto umano visto dalla sua
posizione era a destra, ma visto dai quattro esseri era orientato in avanti.
Ezechiele vide, perciò, della sua posizione la testa di leone a destra, la
testa del toro dirimpetto a questa sul lato sinistro e l'aquila sul retro.
Mentre ora in Ezechiele ciascuno di questi quattro esseri aveva quattro facce,
anche Giovanni vede questi quattro esseri, ma ognuno ha uno solo di queste
facce. Inoltre, in Giovanni non troviamo alcun riferimento alla posizione dei
quattro esseri. Probabilmente non è sbagliato pensare che - come per Ezechiele
- dal punto di vista dello spettatore, che si trovava davanti al trono, si
vedeva il volto umano davanti al trono, mentre la testa d'aquila sul retro, la
testa del toro a sinistra e la testa del leone sul lato destro del trono. La
ricostruzione del posizionamento di questi quattro esseri in Giovanni potrebbe
sembrare a prima vista di relativa importanza, ma come vedremo subito, può
aiutarci nell'interpretazione.
Anche se le facce dei quattro esseri - ad eccezione della quadrilarietà delle
facce in Ezechiele - sono descritte da entrambi i profeti in modo simile, ad una
ulteriore analisi ne risultata pur sempre una sostanziale differenza.
Ezechiele ne aveva avute due di quelle visioni di questi quattro esseri viventi.
Una al fiume Kebar, già citata sopra in Ez 1,1-28, e un'altra a Gerusalemme,
che è riportata in Ez 10,1-22. E anche in questa visione, egli descrive i
quattro esseri e le loro facce.
La faccia del primo era faccia di cherubino.
Ez 10,14 Ogni cherubino aveva quattro facce: la
prima faccia era faccia di cherubino, la seconda faccia era faccia d'uomo,
la terza faccia di leone, la quarta faccia di aquila. 10,15 Poi i
cherubini si alzarono. Essi erano gli stessi esseri viventi che avevo visto
presso il fiume Kebar. Ez 10,14-15;
E qui è evidente che la descrizione è identica con Ez 1,10,
tranne che per la faccia di toro. Anche se Ezechiele conferma che questo è
stato lo stesso veicolo - egli lo chiama "esseri viventi" - che aveva
visto anche al fiume Kebar, la faccia di toro qui è sostituita da "faccia
di cherubino". Potendo a questo punto, escludere errori di trascrizione o
di traduzione, sembra come se Ezechiele si fosse sbagliato. Non sarebbe
sorprendente, con tanti avvenimenti incredibili, può anche darsi, che egli non
abbia prestato attenzione ad alcuni dettagli. La questione ora è, quale di
queste due relazioni è quella giusta. E per questo ci può essere d'aiuto
un'altra dichiarazione della visione a Gerusalemme.
E riconobbi, che erano cherubini.
Ez 10,20 Erano gli stessi esseri viventi che avevo
visto sotto il DIO d'Israele presso il fiume Kebar e riconobbi che erano
cherubini. 10,21 Ognuno di loro aveva quattro facce, ognuno quattro
ali, e sotto le loro ali appariva la forma di mani d'uomo. 10,22 Quanto
all'aspetto delle loro facce, erano le stesse facce che avevo visto presso il
fiume Kebar; erano le stesse loro sembianze e gli stessi cherubini. Ognuno
andava diritto davanti a sé. Ez 10,20-22;
Anche qui, Ezechiele afferma che si trattava della stessa
apparizione, che aveva avuto al fiume Kebar. In particolare, egli conferma che
la forma delle "stesse facce", è identica a quella di quell'altra
precendente visione. Ciò significa che le facce stesse non si erano modificate,
ma il profeta ha appena riconosciuto che nella sua descrizione della prima
visione, aveva visto erroneamente una faccia di toro invece di quella di un
cherubino, e quindi la descrizione della seconda, della visione di Gerusalemme,
è quella giusta.
Che le cose stanno così, lo confermano anche altri dettagli della visione di
Gerusalemme. Come dice sopra, in Ez 10,20, Ezechiele, ha riconosciuto solo ora,
questa seconda volta, che di quei quattro esseri viventi si tratta di cherubini.
E sembra che la causa di aver riconosciuto questo, non fosse alcun segno
esteriore, ma il semplice motivo che il Signore lo invita in Ez 10,2 e 10,6 ad
andare "nel punto al di sotto del cherubino" o "nel posto tra i
cherubini" e perciò ha identificato questi esseri come cherubini. Da
questo momento Ezechiele sapeva che si trattava di cherubini.
Vai fra le ruote sotto il cherubino.
Ez 10,1 Io guardavo ed ecco, sul firmamento che
stava sopra il capo dei cherubini, appariva sopra di essi come una pietra di
zaffiro che somigliava nella forma a un trono. 10,2 L'Eterno parlò quindi
all'uomo vestito di lino e disse: «Va' fra le ruote sotto il cherubino,
riempiti le mani di carboni ardenti che sono fra i cherubini e spargili sulla
città». Ed egli vi andò mentre io guardavo.
10,3 Quando l'uomo entrò, i cherubini stavano sulla destra del tempio e la
nuvola riempiva il cortile interno. 10,4 Quindi la gloria dell'Eterno si
alzò sopra il cherubino muovendo verso la soglia del tempio; allora il
tempio fu ripieno della nuvola e il cortile fu ripieno dello splendore della
gloria dell'Eterno. 10,5 Il rumore delle ali dei cherubini fu udito fin nel
cortile esterno, come la voce di Dio onnipotente quando parla. 10,6 Ora,
quando l'Eterno ebbe comandato all'uomo vestito di lino, dicendo: «Prendi il
fuoco fra le ruote che sono tra i cherubini», egli andò a fermarsi vicino
a una ruota. 10,7 Allora un cherubino stese la mano fra i cherubini verso
il fuoco che era fra i cherubini, ne prese e lo mise nelle mani dell'uomo
vestito di lino, che lo ricevette ed uscì. 10,8 Ora i cherubini sembravano
avere la forma di una mano d'uomo sotto alle ali. Ez 10, 1- 8;
E mentre egli in Ez 1,18 descrive le ruote che erano "piene
di occhi tutt'intorno", estende questa descrizione in Ez 10,12 anche ai
quattro cherubini, di cui egli scrive che "tutto il loro corpo, il loro
dorso, le loro mani, le loro ali e le ruote erano pieni di occhi
tutt'intorno". Quindi questa - dopo le due correzioni "esseri -
cherubini" e "faccia di toro - faccia di cherubino" - è la terza
correzione, che Ezechiele apporta sulla base della seconda visione.
(Vedi anche tabella 15: "Il
Trono di Dio e quel ch'è attorno.")
Nella questione rilevante per noi, possiamo quindi supporre che
il quarto cherubino non abbia avuto una faccia di toro, bensì una faccia
appunto di cherubino. Con questa conoscenza, possiamo ora tornare alla
rivelazione/Apocalisse e cercare di ottenere dai testi correlati un quadro di
quale posizione o quale ruolo avevano questi quattro esseri, nel contesto di
questa visione.
L'agnello e i quattro esseri viventi.
Apoc 6,1 Poi vidi quando l'Agnello aperse il
primo dei sette sigilli, e udii uno dei quattro esseri viventi, che
diceva come con voce di tuono: «Vieni e vedi». 6,2 E io vidi, ed ecco un
cavallo bianco. E colui che lo cavalcava aveva un arco e gli fu data una corona,
ed egli uscì fuori come vincitore e per vincere.
6,3 Quando egli aperse il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente che
diceva: «Vieni e vedi». 6,4 Allora uscì fuori un altro cavallo rosso; e a
colui che lo cavalcava fu dato di togliere la pace dalla terra, affinché gli
uomini si uccidessero gli uni gli altri, e gli fu data una grande spada.
6,5 Quando egli aperse il terzo sigillo udii il terzo essere vivente che
diceva: «Vieni e vedi». E io vidi, ed ecco un cavallo nero; e colui che lo
cavalcava aveva una bilancia in mano. 6,6 E udii una voce in mezzo ai quattro
esseri viventi che diceva: «Un chenice di frumento per un denaro e tre
chenici d'orzo per un denaro, e non danneggiare né l'olio né il vino».
6,7 Quando egli aperse il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere
vivente che diceva: «Vieni e vedi». Apoc 6, 1- 7;
Gli esseri viventi rendono gloria onore e ringraziamento a colui che siede sul trono.
Apoc 4,9 E ogni volta che gli esseri viventi
rendono gloria, onore e grazie a colui che siede sul trono, a colui che vive
nei secoli dei secoli, 4,10 i ventiquattro anziani si prostrano davanti a
colui che siede sul trono e adorano colui che vive nei secoli dei secoli, e
gettano le loro corone davanti al trono, dicendo: 4,11 «Degno sei, o
Signore, di ricevere la gloria, l'onore e la potenza, perché tu hai creato
tutte le cose, e per tua volontà esistono e sono state create». Apoc 4, 9-11;
Si prostrarono sulle loro facce davanti al trono e adorarono Dio.
Apoc 7,11 E tutti gli angeli stavano in
piedi intorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si
prostrarono sulle loro facce davanti al trono e adorarono Dio. Apoc 7,11;
Essi cantavano un cantico davanti al trono, ai quattro esseri viventi e agli anziani.
Apoc 14,3 Essi cantavano un cantico nuovo
davanti al trono, davanti ai quattro esseri viventi e davanti agli anziani;
e nessuno poteva imparare il cantico se non i centoquarantaquattromila, i quali
sono stati riscattati dalla terra. Apoc 14, 3;
Uno dei quattro esseri viventi diede ai sette angeli sette coppe d'oro.
Apoc 15,6 E i sette angeli, che avevano le sette
piaghe, uscirono dal tempio, vestiti di lino puro e risplendente e cinti intorno
al petto di cinture d'oro. 15,7 Uno dei quattro esseri viventi diede ai sette
angeli sette coppe d'oro, piene dell'ira di Dio, che vive nei secoli dei
secoli. Apoc 15, 6- 7;
E i quattro esseri viventi si prostrarono e adorarono Dio.
Apoc 19,4 Allora i ventiquattro anziani e i
quattro esseri viventi si prostrarono ed adorarono Dio che sedeva sul trono
dicendo: «Amen, Alleluia!». Apoc 19, 4;
Questa retrospettiva nell'Apocalisse ci mostra che anche
Giovanni ha avuto evidentemente gli stessi problemi di riconoscimento come
Ezechiele: egli non riusciva a identificare i quattro esseri viventi come
cherubini e li chiama perciò "esseri viventi", e vede nel quarto una
faccia di toro. Se dunque anche Giovanni vede una faccia di toro, sorge
spontanea la domanda per quanto la faccia di un cherubino abbia una certa
somiglianza con una faccia di toro, anzi di un giovane toro, di un vitello, come
specifica Giovanni in Apoc 4,7 - quindi senza corna e con la parte inferiore
della faccia non ancora sviluppata. D'altra parte, anche qui questo scambiare
non è sorprendente, anche lui vede questa immagine per la prima volta.
Oltretutto la radice della parola "cherubino" deriva dall'assiro e
significa "toro alato". Pertanto, possiamo qui - in analogia con
Ezechiele - completare il racconto interpretando questi quattro esseri come
cherubini e la faccia del quarto, come una faccia di cherubino.
I testi di cui sopra, in particolare Apoc 19,4, ci dimostrano però anche
chiaramente che dei quattro esseri si tratta di servi di Dio. Essi sono - dopo
l'Agnello ma ancora prima degli anziani e degli angeli - i più vicini al trono,
hanno però senza dubbio la funzione di servire. Ora riconoscere questo, che il
quarto aspetto non è una faccia di toro, bensì una faccia di cherubino, ci
offre una nuova interpretazione.
Abbiamo a che fare con quattro esseri, con quattro cherubini, che hanno quattro
facce diverse: un cherubino, un uomo, un leone e un'aquila. Da un esame più
approfondito si può dedurre, che si possa effettivamente trattare dei
"rappresentanti" simbolici di tutte le creature di Dio. I criteri per
la scelta proprio di queste quattro facce si possono giustificare più o meno
come segue:
Cherubini: sono i rappresentanti del mondo degli angeli e quindi gli
esseri della dimensione celeste. Essi sono immortali, e quindi non abbisognano
di riprodursi (Luca 20,34-36;).
Uomo: egli appartiene agli esseri biologici viventi di questa terra. Agli
angeli ha in comune la capacità di sviluppare la ragione. Con le altre creature
terrene condivide la loro mortalità e la necessità di riprodursi per la
conservazione del suo genere.
Leone: i mammiferi non hanno la capacità razionale, e comunque assumono
tra le creature biologiche una posizione privilegiata perché nutrono la loro
prole - come le persone - nel primo stadio della vita con la produzione di latte
dal proprio corpo, che succhiano dalle mammelle. Oltre ai mammiferi terrestri,
si contano tra l'altro anche balene e delfini.
Aquila: nel grande gruppo di animali che covano le uova, si contano oltre
a tutti i tipi di uccelli, per esempio anche i rettili, pesci, insetti e vermi.
In questa interpretazione, orientata ai criteri di capacità mentali e di
conservazione della specie rappresenterebbero quindi, il cherubino il mondo
degli angeli, l'uomo il genere umano, il leone i mammiferi, e l'aquila tutti
quegli animali che per la loro riproduzione depongono le uova, e così sarebbe
rappresentata in questi quattro cherubini tutta la creazione come i servi più
vicini del Creatore.
Se questa interpretazione è corretta, troviamo qui un sistema degli esseri
viventi, che l'uomo ha scoperto solo migliaia di anni più tardi (dal tempo di
Ezechiele!) e che è stato constatato nel suo "sistema naturale degli
animali" - ma anche lì in maniera incompleta (solo per gli esseri viventi
terrestri). I moderni tentativi di strutturare il suddetto risale a Carl von
Linné (1707-1778, Systema Naturae), e distingue sei classi di animali:
mammiferi, uccelli, anfibi (compresi i rettili), pesci, insetti e vermi. Queste
sono le stesse categorie, che si intravedono anche sopra, sembra però che lì i
criteri di distinzione siano molto più chiari e quindi più completi.
Per quanto riguarda i molti occhi sui cherubini e sulle ruote
"tutt'intorno" (Ez 1,18; 10,12; Apoc 4,6-8), si deve contraddire
l'opinione di alcuni interpreti, che il testo nel verso di Apoc 4,8 "E i
quattro esseri viventi sono (...) pieni di occhi tutt'intorno e dentro"
voglia significare l'esterno e il dentro (sotto la pelle), del corpo di questi
quattro esseri. Il "tutt'intorno" deriva dal verso Apoc 4,6, che
intende "intorno al trono", e con ciò è descritta la parte di questo
corpo visibile dall'infuori del trono, mentre il "dentro" è riferito
alla parte dei quattro esseri che è rivolta verso il trono di Dio.
Per l'importanza di questi occhi, abbiamo nella Scrittura sufficienti prove, e
quindi non necessita qui di una interpretazione. Nella introduzione
dell'Apocalisse, in Apoc 1,4, Giovanni saluta le sette chiese con: "Grazia
a voi e pace da colui che è, che era e che viene e dai sette spiriti che stanno
davanti al suo trono." Il fatto che questi "sette spiriti" sono
nominati insieme con il Signore Dio e che si implora la grazia e la pace anche
da loro, rende chiaro che questi sette spiriti possono solo essere lo Spirito di
Dio, lo Spirito Santo.
Grazia a voi e pace dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono.
Apoc 1,4 Giovanni, alle sette chiese che sono
nell'Asia: grazia a voi e pace da colui che è, che era e che ha da venire, e
dai sette spiriti che sono davanti al suo trono, 1,5 e da Gesù Cristo,
il testimone fedele, il primogenito dai morti e il Principe dei re della terra.
A lui, che ci ha amati, ci ha lavati dai nostri peccati nel suo sangue,
1,6 e ci ha fatti re e sacerdoti per Dio e Padre suo, a lui sia la gloria e
il dominio nei secoli dei secoli. Amen. Apoc. 1, 4- 6;
Mentre questi sette spiriti sopra, in Apoc 1,4 sono solamente citati, qui sotto, in Apoc 4,5 sono presentati anche fisicamente. Sono le sette torce accese, che bruciano davanti al trono di Dio. Sette torce accese ardono davanti al trono, che sono i sette spiriti di Dio.
Apoc 4,5 E dal trono procedevano lampi, tuoni e
voci; e davanti al trono c'erano sette lampade ardenti, che sono i sette
Spiriti di Dio. Apoc 4, 5;
Davanti al trono di Dio quindi, lo Spirito Santo ha la forma di
sette torce accese. Il profeta Zaccaria racconta in Zac 3,9 di una pietra, in
cui il Signore aveva scolpito sette occhi come un segno che eliminerà la colpa
di Israele in un solo giorno (aspersione dello Spirito Santo su Israele).
(Vedi anche capitolo 10: " Il
Millennio." [non ancora disponibile in Italiano, leggi
in tedesco / leggi in inglese])
Su una pietra sette occhi, io inciderò la sua iscrizione, dice l’Eterno.
Zac 3,9 Ecco la pietra che ho posto davanti a
Giosuè: su quest'unica pietra ci sono sette occhi; ecco, io inciderò la sua
iscrizione», dice l'Eterno degli eserciti, «e rimuoverò l'iniquità di
questo paese in un sol giorno. 3,10 In quel giorno», dice l'Eterno degli
eserciti, «ognuno di voi inviterà il suo vicino sotto la sua vite e sotto il
suo fico». Zac 3, 9-10;
Questi sette occhi del Signore percorrono su tutta la terra
Zac 4,10 Chi ha potuto disprezzare il giorno delle
piccole cose? Ma quei sette si rallegrano a vedere il filo a piombo nelle mani
di Zorobabel. Questi sette sono gli occhi dell'Eterno che percorrono tutta la
terra». Zac 4,10;
Questi sette sono gli occhi del Signore, che percorrono tutta la
terra e sono quindi anche una rappresentazione dello Spirito Santo. E questo
vede anche Giovanni quando in Apoc 5,6 vide "l'Agnello come immolato",
questo Agnello, il Signore Gesù Cristo, con sette corna e sette occhi.
Sette occhi che sono i sette spiriti di Dio mandati per tutta la terra.
Apoc 5,6 Poi vidi ritto, in mezzo al trono e ai
quattro esseri viventi e in mezzo agli anziani, un Agnello come ucciso, il quale
aveva sette corna e sette occhi, che sono i sette Spiriti di Dio mandati per
tutta la terra. Apoc 5, 6;
Anche qui questi sette occhi, sono mandati come "i sette
spiriti di Dio, per tutta la terra" e sono quindi senza ombra di dubbio, da
intendere come la presenza dello Spirito Santo di Dio nel Figlio. Da tutte
queste indicazioni si può dedurre infine, che gli occhi menzionati sui quattro
cherubini in Ez 1,18; 10,12 e Apoc 4,6-8, sono anche da considerare come una
manifestazione dello Spirito Santo. La questione, infine, perché questi quattro
esseri in Giovanni hanno ciascuno solo una faccia, mentre in Ezechiele ne hanno
quattro, potrebbe avere a che fare con il loro rispettivo ruolo. In Ezechiele,
il loro compito - quale "mezzo di trasporto" dell'Onnipotente - è di
natura dinamica e richiede un'azione comune di tutti e quattro. Che cosa sarebbe
più utile che dividere lo spirito e la capacità di percezione di ognuno e
assegnarli a tutti e quattro nella stessa misura. Si avrebbe così una
coordinazione in modo insuperabile. In Giovanni, tuttavia il loro servizio
sembra essere la custodia del trono e la lode per Dio. Per quest'attività più
statica, probabilmente non abbisogna di un tale dispendio.
Il metodo di movimento dei quattro esseri viventi è già accennato nel verso Ez 1,9. Là è detto "... avanzando, non si voltavano, ma ciascuno andava diritto davanti a sé." Con questo testo tanti commentatori - per mancanza di una migliore comprensione - sviano nel simbolismo e questa descrizione viene così interpretata, che non esiste "nessun'altra potenza che li potrebbe respingere".
Andavano verso una delle loro quattro direzioni e, andando, non si voltavano.
Ez 1,12 Ciascuno andava diritto davanti a sé;
andavano ovunque lo spirito voleva andare e, andando, non si voltavano.
1,13 Quanto all'aspetto degli esseri viventi, essi sembravano come carboni
ardenti, come fiaccole. Il fuoco si muoveva in mezzo agli esseri viventi; il
fuoco era risplendente e dal fuoco si sprigionavano lampi. 1,14 Gli esseri
viventi correvano avanti e indietro, sembravano come un fulmine.
1,15 Come guardavo gli esseri viventi, ecco una ruota in terra accanto agli
esseri viventi con le loro quattro facce. 1,16 L'aspetto delle ruote e la loro
fattura era come l'aspetto di colore del crisolito; tutte e quattro si
somigliavano. Il loro aspetto e la loro fattura era come quella di una ruota
in mezzo a un'altra ruota. 1,17 Quando si muovevano, andavano verso una
delle loro quattro direzioni e, andando, non si voltavano. 1,18 Quanto ai
loro cerchi, erano alti e imponenti; e i cerchi di tutti e quattro erano
pieni di occhi tutt'intorno. 1,19 Quando gli esseri viventi si muovevano,
anche le ruote si muovevano accanto a loro e quando gli esseri viventi si
alzavano da terra, si alzavano anche le ruote. 1,20 Dovunque lo spirito
voleva andare, andavano anch'essi, perché là andava lo spirito; le ruote si
alzavano con essi, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote. 1,21
Quando essi si muovevano, anche le ruote si muovevano; quando essi si fermavano,
anch'esse si fermavano, e quando essi si alzavano da terra, anche le ruote si
alzavano con essi, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote. Ez
1,12-21;
Se però consideriamo questa affermazione nel contesto, ci
rendiamo conto che è ripetuta in Ez 1,12 e precisata in Ez 1,17 "quando si
muovevano, andavano verso una delle loro quattro direzioni e, andando, non si
voltavano". Ciò significa che questi quattro esseri si muovevano solo ad
angolo retto. O diritto in avanti, indietro o diritto verso i lati. Non
conoscono né percorsi diagonali né curve. Sul loro cammino verso una precisa
destinazione vanno avanti in un percorso a zig-zag - per diritto in avanti, poi
per diritto su uno dei lati - fino a raggiungere l'obiettivo desiderato. Questo
modo insolito di procedere può dipendere anche alla particolare costruzione
delle ruote. Il loro aspetto è descritto in Ez 1,16: "L'aspetto delle
ruote (...) Il loro aspetto e la loro fattura era come quella di una ruota in
mezzo a un'altra ruota". Questo non significa che una ruota più piccola
sarebbe stata inserita parallela in una ruota più grande, perchè nel verso Ez
1,18 si parla di "alti cerchi" che coprirebbe questa seconda ruota e
la renderebbe irriconoscibile. La descrizione di "una ruota in mezzo a
un'altra ruota", indica una "ruota incrociata". Si tratta di due
ruote o cerchi di dimensioni quasi uguali, che sono inserite l'una dentro
l'altra ad angolo retto così da descrivere la forma di una sfera. Con queste
ruote ci si può muovere solo nel senso esteso di ciascun cerchio - diritto o di
lato - e pertanto non si possono percorrere curve. E così è poi da capire la
descrizione di questo movimento in Ez 1,14: "E gli esseri correvano avanti
e indietro sembravano come un fulmine". Ciò non significa che "ad
ogni movimento splendevano come un fulmine", ma che le tracce del loro
movimento erano paragonabili a quella di un lampo nel cielo - cioè a zig-zag.
Una particolarità della combinazione di questi quattro cherubini nel loro
compito di trasportare il trono di Dio, lo riconosciamo ancora in Ez 10,11:
Seguivano il procedente e, andando, non si voltavano.
Ez 10,9 Guardai ancora ed ecco, a fianco dei
cherubini vi erano quattro ruote, una ruota a fianco di ogni cherubino e
un'altra ruota per ogni altro cherubino; le ruote avevano l'aspetto di una
pietra di topazio. 10,10 Sembravano avere tutt'e quattro la medesima forma, come
se una ruota fosse in mezzo all'altra. 10,11 Quando si muovevano, andavano verso
una delle loro quattro direzioni e, andando non si voltavano, ma seguivano la
direzione verso la quale la testa era rivolta e, andando, non si voltavano.
10,12 Tutto il loro corpo, il loro dorso, le loro mani, le loro ali e le ruote
erano pieni di occhi tutt'intorno, sì, le ruote stesse che i quattro avevano.
10,13 Io udii che le ruote erano chiamate "Turbine". Ez 10, 9-13;
La dichiarazione che seguivano sempre l'avanguardia lascia
concludere che questi quattro cherubini non si spostavano in coppia in una
direzione, ma che solo un cherubino procedeva a forma di rombo, alla punta di
questo quadrato in una direzione. Così, ogni cherubino era
"l'incaricato" di una delle quattro direzioni di movimento e quando
gli veniva ordinato dallo Spirito di Dio di andare nella "sua"
direzione, gli altri lo seguivano di proposito.
(Vedi anche discorso 72: "Chi
sono i 24 anziani? - Il trono di Dio." [non ancora disponibile in
Italiano, leggi in tedesco / leggi
in inglese])
Nella rivelazione/Apocalisse di Giovanni, questi quattro cherubini sono appostati come guardie intorno al trono. Nel descrivere Apoc 4,6 alcuni esegeti pensano di dover vedere un trono su gradini con i cherubini a metà della scala per poter dare una spiegazione alla formulazione "in mezzo".
E in mezzo al trono e attorno al trono quattro esseri viventi.
Apoc 4,6 E davanti al trono c'era come un mare di
vetro simile a cristallo, ed in mezzo al trono e attorno al trono c'erano
quattro esseri viventi, pieni di occhi davanti e di dietro. Apoc 4, 6;
Ma la descrizione intende semplicemente che i cherubini stavano
nel mezzo ad ogni lato del trono, cioè "... in mezzo (a metà di fronte)
al trono e (così a ciascuno dei quattro lati) intorno al trono ...". Essi
sono quindi il limite esteriore del trono. Così anche "intorno al
trono", sia Ezechiele che Giovanni vedono qualcosa simile a un
"arcobaleno".
Intorno al trono c'era un arcobaleno che rassomigliava a uno smeraldo.
Apoc 4,2 E subito fui rapito in spirito; ed ecco,
un trono era posto nel cielo e sul trono stava uno seduto. 4,3 E colui che
sedeva era nell'aspetto simile a una pietra di diaspro e di sardio; e intorno al
trono c'era un arcobaleno che rassomigliava a uno smeraldo. Apoc 4, 2- 3;
Com'è l'aspetto dell'arcobaleno, così era l'aspetto di quello splendore che lo circondava.
Ez 1,27 Da ciò che sembravano i suoi lombi in
su vidi pure come il colore di bronzo incandescente che sembrava come
fuoco tutt'intorno dentro di esso; e da ciò che sembravano i suoi lombi in
giù vidi qualcosa somigliante al fuoco e che emanava tutt'intorno un
grande splendore. 1,28 Com'è l'aspetto dell'arcobaleno nella nuvola in
un giorno di pioggia, così era l'aspetto di quello splendore che lo circondava.
Questa era un'apparizione dell'immagine della gloria dell'Eterno. Quando la
vidi, caddi sulla mia faccia e udii la voce di uno che parlava. Ez 1,27-28;
Dopo che Ezechiele vide quello "splendore", questa
copertura come un arcobaleno intorno a colui che era seduto sul trono, possiamo
supporre che il trono fosse all'interno, i quattro cherubini però, sono da
posizionare in entrambi i casi al di fuori di questa cupola e che lo splendore
è parte della gloria del Signore.
L'aspetto concreto del Signore nella sua visione al fiume Kebar, lo descrive
tuttavia Ezechiele poco prima in Ez 1,27. Come dice lì, l'apparizione del
Signore dai fianchi in su era "come la vista di metallo lucido" e dai
suoi fianchi in giù, sembrava come fuoco. E nella sua seconda visione, a
Gerusalemme, Ezechiele utilizza le stesse descrizioni.
Dai lombi in giù fuoco, in su pareva splendente come bronzo incandescente.
Ez 8,2 Io guardai, ed ecco una figura di uomo
dall'aspetto di fuoco; da ciò che sembravano i suoi lombi in giù pareva di
fuoco, e da ciò che sembravano i suoi lombi in su pareva splendente come
il colore di bronzo incandescente. Ez 8, 2;
A differenza di Ezechiele, Giovanni nell'Apocalisse paragona
l'apparenza del Signore con pietre preziose. Egli scrive in Apoc 4,3: "E
colui che sedeva era nell'aspetto simile a una pietra di diaspro e di sardio".
Tuttavia, egli anche dopo sceglie una gemma come confronto, per descrivere lo
splendore simile a un arcobaleno intorno al trono, che Ezechiele descrive solo
come "splendore", - lo smeraldo -, in tal modo possiamo supporre che
anche Giovanni ebbe la stessa visione del Signore, solo che l'ha descritta con
altre parole.
Le visioni di Ezechiele e l'Apocalisse di Giovanni distano di un periodo di
quasi settecento anni. Il fatto che i due profeti nella descrizione del trono di
Dio e dei quattro "esseri viventi" hanno tanto in comune, è non da
ultimo anche una prova del fatto che abbiamo a che fare con la realtà della
dimensione di Dio, dentro la quale è stato concesso uno sguardo a questi due
uomini di Dio, indipendentemente l'uno dall'altro.
Se ora alcuni esegeti credono di dover additare che Giovanni abbia avuto gran
parte della testimonianza di Ezechiele "in memoria" e vogliono
praticamente dire che Giovanni avrebbe "copiato" da Ezechiele si
squalificano da soli. Chi non riesce a credere all'autenticità delle profezie
della Scrittura, non può nemmeno credere nel Dio di queste Scritture e,
pertanto, non sono le profezie della Bibbia da valutare come "poesia"
e "leggende" - come pensa questa gente - ma piuttosto le proprie
dubbie spiegazioni.