Discorso 95 – Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!




La Scrittura parla di un rapimento, solo alla fine del mondo? / Replica Erika Tinhofer 00, 2008/07/19

Gli apostoli tornano in vita alla Prima Risurrezione?

Gli eletti.

L’infinito amore di Dio.

L’esistenza eterna di ogni essere umano.

Sarà risvegliato chiunque viene "alla conoscenza del Figlio"? / Giuseppe De Candia, 00, 2010/01/27


(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(La Scrittura parla di un rapimento, solo alla fine del mondo? / Replica Erika Tinhofer 00, 2008/07/19)

Lei scrive del Risveglio e del Rapimento della Chiesa al Ritorno del Signore, prima del Millennio. In Giov 6,40, ho però letto ora, che Cristo dice, che risveglierà tutti quelli che credono in lui, solo all’ultimo giorno. E se ho capito bene, questo si riferisce alla fine del mondo, alla Risurrezione Universale e al Giudizio Universale. Dobbiamo quindi interpretare la profezia di Paolo in 1Cor 15,51-53 e 1Tess 4,15-17 alla venuta del Signore per il giudizio alla fine del mondo (Mat 19,28)?

E. Tinhofer, Vienna



La signora Erika Tinhofer da Vienna, è da molti anni una lettrice di Immanuel.at, e io sono molto grato per questo avviso, perché potrebbe eventualmente mostrare un aspetto completamente nuovo di questo tema. Ma, guardiamo prima il testo citato da Giov 6,37-43.

Chiunque vede il Figlio e crede in lui ha la vita eterna e io lo risveglierò nell’ultimo giorno.

Giov 6,37 Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò, 6,38 perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 6,39 E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risvegli nell’ultimo giorno. 6,40 Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risveglierò nell’ultimo giorno». 6,41 Intanto i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». 6,42 E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?». 6,43 Gesù rispose: «Non mormorate tra di voi. Giov 6,37-43;


Il Signore profetizza qui, che egli risusciterà tutti coloro che credono in lui, nel ultimo giorno – cioè, alla fine del mondo - (vedi anche Giov 6,44.54; 11,24; 12,48). Ovviamente, ha insegnato questo anche a tutti i suoi discepoli, perché se guardiamo la testimonianza di Marta di Betania, mentre parlava con il Signore della morte di suo fratello, riconosciamo lo stesso insegnamento:

Marta gli dice: io so che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno.

Giov 11,20 Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 11,21 Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 11,22 Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà». 11,23 Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». 11,24 Gli rispose Marta: «So che risusciterà nella risurrezione nell’ultimo giorno». 11,25 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 11,26 chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?». Giov 11,20-26;


Certo, in realtà abbiamo queste dichiarazioni del Signore, che sembrano contraddire la dottrina del rapimento. Perché, Paolo nella sua prima lettera ai Tessalonicesi scrive:

Perché il Signore stesso discenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno per primi.

1Tess 4,15 Ora vi diciamo questo per parola del Signore: noi viventi, che saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo coloro che si sono addormentati, 4,16 perché il Signore stesso con un potente comando, con voce di arcangelo e con la tromba di Dio discenderà dal cielo, e quelli che sono morti in Cristo risusciteranno per primi; 4,17 poi noi viventi, che saremo rimasti, saremo rapiti assieme a loro sulle nuvole, per incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore. 1Tess 4,15-17;


Nei versi successivi, in 1Tess 5,1-5, Paolo avvisa poi, i Tessalonicesi, che non era necessario scrivere ai fratelli riguardo a tempi e alle date, perché essi sanno che il giorno del SIGNORE – e quindi il Rapimento - viene come un ladro nella notte. E dopo tutto quello che sappiamo dalle Scritture sul Giorno del Signore, non è di certo da inserire alla fine del mondo, ma si verificherà prima del Regno Millenario e quindi più di mille anni prima.

(Vedi anche capitolo 05: "Il Giorno del Signore.")


Ma, quando il Signore, in Giov 6,40, dice, che chiunque crede in lui, sarà risvegliato nel "ultimo giorno" e quindi sicuramente alla fine del mondo, si può trattare solo della Risurrezione Universale, e si può pertanto escludere per cronologia, che questo possa essere il Rapimento, cosa che profetizzano Paolo, in 1Cor 15,50-52 e 1Tess 4,15-17, e il Signore in Mat 24,30-31. Ma, come dice il testo in Giov 6,40, qui si parla dei credenti in Cristo e questi dovrebbero, secondo 1Tess 4,16 (i morti in Cristo), essere risvegliati al rapimento e non all’ultimo giorno, nella Risurrezione Universale.

Come tuttavia sappiamo, che spesso avviene, durante lo studio della Scrittura, si legge un testo tante volte, ma un certo messaggio o un significato ci resta a volte celato. Qui in Giov 6,40, è la parola "vede" quella che, se la si sorvola senza riconoscerne il significato letterale di "vedere", e la si legge simbolicamente, dandole un’altra interpretazione, – ad esempio "riconoscere" – può causare questo tipo di fraintesi. Prendiamo pertanto questa affermazione alla lettera, e riteniamo che il Signore parla qui, effettivamente, a tutti coloro che lo hanno visto fisicamente, con i loro occhi, e promette giusto a loro di risvegliarli nell’ultimo giorno.

Si potrebbe ora obiettare, che in questo modo, con una unica piccola parola, si faccia praticamente una divisione dei cristiani in due gruppi: per uno, quei credenti che hanno visto il Signore di persona ai suoi tempi in vita (o chi lo vedrà dopo del millennio), e che saranno quindi – come dice il Signore - risvegliati solo all’ultimo giorno, nella Risurrezione Universale. E poi il secondo gruppo, quelli che non hanno mai visto il Signore, eppure hanno creduto, i quali poi, secondo la dottrina di Paolo (1Tess 4,16), ma anche come dalla profezia del Signore nel suo discorso sulla fine dei tempi (Mat 24,31), saranno risvegliati al Ritorno del Signore per il Rapimento.

Tuttavia, il conoscitore della Bibbia sa che sono proprio le parole così piccole, quelle in cui il Signore ha posto il significato più grande. Prendiamo due esempi: In Giov 8,51-59 i Giudei hanno accusato il Signore di avere un demonio, perché disse "se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte in eterno". Ed essi argomentarono: "Sei tu più grande del padre nostro Abrahamo, il quale è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?". Quando poi il Signore rispose: "Abrahamo, vostro padre, giubilò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò", lo derisero e gli dissero: "Tu non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abrahamo?" E qui il Signore dice loro le famose parole: "In verità, in verità io vi dico: Prima che Abramo fosse, io sono". In questa piccola parolina "sono" è dunque inclusa tutta la cristologia. Dalla divinità di Gesù Cristo alla pre-esistenza del Figlio con il Padre fino alla post-esistenza alla destra di Dio.

Anche il secondo esempio si basa sulla stessa parola "sono". In Mat 22,23-33, i Sadducei, i quali negavano che c’è una risurrezione, pongono al Signore una domanda trabocchetto per dimostrare che, se ci fosse una risurrezione, sarebbe caotico, perché allora sette uomini litigherebbero per una donna. Il Signore ha però mostrato loro, che erano in errore e che non conoscevano le Scritture, perché le persone risuscitate non saranno né maschio né femmina, ma asessuati. E per rispondere a loro, anche la domanda effettiva, ma non articolatamente posta, ossia se una risurrezione esiste, il Signore cita Es 3,6, in cui Dio dice a Mosè:

Io sono il Dio di Abrahamo e il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe.

Mat 22,31 Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto ciò che vi fu detto da Dio, quando disse: 22,32 "Io sono il Dio di Abrahamo, il Dio d’Isacco e di Giacobbe"? Dio non è un Dio dei morti, ma dei viventi. 22,33 E le folle, udite queste cose, stupivano della sua dottrina. Mat 22,31-33;


E anche qui, il Signore mostra con la parolina "sono", che vi è una risurrezione, e che Abrahamo, Isacco e Giacobbe vivono realmente, perché altrimenti Dio avrebbe dovuto dire "ero...". Dobbiamo quindi leggere le Scritture con molta attenzione e impegnarci a non trarre conclusioni affrettate o dedurre simboleggiamenti, dove non c’è nulla da simboleggiare.

Per proseguire tuttavia, nella questione del perché, proprio le persone che hanno visto il Signore fisicamente e hanno creduto in lui, saranno risvegliate non al rapimento, ma solo alla fine del mondo, vogliamo esaminare un’altra testimonianza delle Scritture. Questa è la famosa storia del "Tommaso incredulo" in Giov 20,19-29, dove il Signore dopo il suo risveglio e ascensione, ancora nella sera di quel giorno, dopo la sua risurrezione, discende ai discepoli e si presenta nella stanza a porte chiuse. Dopo la sorpresa iniziale, i discepoli gioirono, quando il Signore mostrò loro le ferite al fianco e ai polsi e loro lo riconobbero.

Tuttavia, in quell’evento uno dei discepoli, Tommaso, chiamato anche Didimo, non era presente. Quando gli altri discepoli, dopo gli raccontarono, che avevano visto il Signore, Tommaso era pieno di dubbi, e disse loro: "Se io non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi e la mia mano nel suo costato, io non crederò". – Dopo otto giorni il Signore venne di nuovo e questa volta Tommaso c’era.

Perché mi hai visto, tu hai creduto. Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!

Giov 20,26 Otto giorni dopo, i discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte serrate, si presentò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 20,27 Poi disse a Tommaso: «Metti qua il dito e guarda le mie mani; stendi anche la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». 20,28 Allora Tommaso rispose e gli disse: «Signor mio e Dio mio!». 20,29 Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto». Giov 20,26-29;


Dalla testimonianza del Signore in Giov 20,29: "Perché mi hai visto, tu hai creduto. Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!", si può ora dedurre, che quelle persone, che – come Tommaso – hanno visto e solo dopo hanno creduto, sono salvate. Tuttavia, tutti coloro che non hanno visto e hanno creduto, non solo sono salvati, ma sono anche "beati". E quindi abbiamo praticamente due gruppi di credenti. Ciò lo confermano anche Pietro e Paolo. Il primo, Pietro, che ha visto il Signore e ha creduto, è quindi da contare nel primo gruppo, mentre l’altro, Paolo, non ha visto il Signore e ha comunque creduto.

Gesù Cristo, che voi amate, anche se non lo avete visto, a cui credete, anche se adesso non lo vedete.

1Pie 1,3 Benedetto sia il Dio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, il quale nella sua grande misericordia ci ha rigenerati a una viva speranza per mezzo della risurrezione di Gesù Cristo dai morti, 1,4 per un’eredità incorruttibile, incontaminata e immarcescibile, conservata nei cieli per voi, 1,5 che dalla potenza di Dio mediante la fede siete custoditi, per la salvezza che sarà prontamente rivelata negli ultimi tempi.

1,6 A motivo di questo voi gioite anche se al presente, per un po’ di tempo, dovete essere afflitti da varie prove, 1,7 affinché la prova della vostra fede, che è molto più preziosa dell’oro che perisce anche se vien provato col fuoco, risulti a lode, onore e gloria nella rivelazione di Gesù Cristo, 1,8 che, pur non avendolo visto, voi amate e, credendo in lui anche se ora non lo vedete, voi esultate di una gioia ineffabile e gloriosa, 1,9 ottenendo il compimento della vostra fede, la salvezza delle anime. 1Pie 1, 3- 9;


Pietro scrive qui agli "stranieri della dispersione", che a differenza di lui non avevano mai visto il Signore, e che comunque amavano, anche se non lo avevano visto e a cui credevano, anche se non lo videro. E anche Paolo, anch’egli non ha mai visto il Signore, solo, alla sua conversione sulla via di Damasco, ha sentito la sua voce, scrive ai Corinzi nella sua seconda lettera:

Camminiamo infatti per fede, e non per visione.

2Cor 5,5 Or colui che ci ha formati proprio per questo è Dio, il quale ci ha anche dato la caparra dello Spirito. 5,6 Noi dunque abbiamo sempre fiducia e sappiamo che mentre dimoriamo nel corpo, siamo lontani dal Signore. 5,7 Camminiamo infatti per fede, e non per visione. 2Cor 5, 5- 7;


Fino alla morte del Signore, i discepoli hanno camminato per visione. Dopo la sua morte sulla croce e fino a questo giorno, camminiamo per fede e non per visione. Che questa è una differenza importante, lo dimostrano non solo le Scritture qui sopra, e la promessa esplicita del Signore: "Beati coloro, che non hanno visto e hanno creduto", ma anche la vita di ogni cristiano di giusta fede: noi desidereremmo spesso, di stare davanti al Signore faccia a faccia. Ma, perché abbiamo un Dio giusto, anche questa fatica alla fine ci sarà messa in conto. Viviamo da quasi duemila anni in un tempo di fede e proprio perché non possiamo vedere, noi siamo beati e questa fede sarà maggiormente valutata da Dio, più che a quelli a quel tempo, il vedere.

Ma questo tempo di fede naturalmente terminerà quando il Signore ritornerà per il Rapimento, e "ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo trafissero, e piangeranno per lui tutte le tribù della terra" (Apoc 1,7). Allora non c’è più nulla da credere, perché poi si torna a vedere. E anche quelle persone che moriranno da giusti (perché allora non ci sono più "credenti") da quel momento e per tutto il millennio, fino alla fine del mondo, saranno naturalmente risvegliate solo alla Risurrezione Universale.


Così, quando il Signore in Giov 6,40, dice:

"Perché questa è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna e io lo risveglierò nell’ultimo giorno".


si riferisce sia a tutti coloro che lo hanno visto nella sua vita terrena, e lo hanno seguito, come pure a quei giusti, che in futuro nei mille anni del suo regno sulla terra lo vedranno e desidereranno stargli vicino.

(Vedi anche capitolo 10: "Il Millennio.")


E qui siamo a un problema delicato: L’ipotesi di cui sopra include obbligatoriamente non solo l’apostolo Tommaso, ma anche gli altri apostoli del Signore. Anche loro hanno visto il Signore e creduto. Ma, questo significherebbe di conseguenza, che anche proprio i dodici apostoli, tornano in vita solo all’ultimo giorno, nella Risurrezione Universale. Dunque, nelle Scritture abbiamo si, un avviso in cui il Signore promette agli apostoli, che alla nuova nascita, quindi nella Risurrezione Universale, alla fine del mondo, quando il Signore giudicherà il mondo nel Giudizio Universale, anche loro, seduti su dodici troni giudicheranno le dodici tribù d’Israele.

Alla nuova nascita, quando il Figlio dell’uomo sederà sul trono della sua gloria, anche voi sederete su dodici troni, per giudicare le dodici tribù d’Israele.

Mat 19,27 Allora Pietro gli rispose, dicendo: «Ecco, noi abbiamo abbandonato ogni cosa e ti abbiamo seguito; che ne avremo dunque?». 19,28 Gesù disse loro: «In verità vi dico che nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sederà sul trono della sua gloria, anche voi che mi avete seguito sederete su dodici troni, per giudicare le dodici tribù d’Israele. Mat 19,27-28;


Da questa affermazione si potrebbe concludere, che gli apostoli compariranno solo alla nuova nascita nella Risurrezione Universale – cioè all’ultimo giorno – e, pertanto, una risurrezione ancora prima non sarebbe necessaria. Ma questo è nettamente contraddetto da un passo parallelo – ancora una volta, è significativamente, in Luca, che in tali descrizioni è spesso molto più preciso degli altri sinottici.

Affinché mangiate e beviate alla mia tavola nel mio regno e sediate su troni per giudicare le dodici tribù d’Israele.

Luca 22,28 Or voi siete quelli che siete rimasti con me nelle mie prove. 22,29 Ed io vi assegno il regno, come il Padre mio lo ha assegnato a me, 22,30 affinché mangiate e beviate alla mia tavola nel mio regno e sediate su troni per giudicare le dodici tribù d’Israele. Luca 22,28-30;


Qui il Signore promette ai dodici apostoli, per prima, che egli ha loro assegnato un regno, come anche suo padre lo ha assegnato a lui. E questo può essere solo il Regno Millenario della Pace del Figlio di Dio sulla terra. E se il Signore dice, egli lo assegna ai suoi apostoli, allora significa che essi regneranno con lui nei mille anni (Apoc 20,6). Ciò richiede, tuttavia, che i dodici all’inizio del Regno Millenario risorgano e tornino in vita.

Poi il Signore dice anche che nel suo regno (questo conferma la suddetta ipotesi che si tratta del Millennio), essi berranno e mangeranno alla sua tavola e sederanno su troni a giudicare le dodici tribù di Israele. Mentre il giudicare – come detto sopra – avviene solo al Giudizio Universale, alla fine del mondo, il mangiare e bere nel regno del Signore si riferiscono chiaramente alla durata del millennio, perciò, una risurrezione alla fine del mondo, sarebbe naturalmente troppo tardi.


Gli apostoli tornano in vita alla Prima Risurrezione?

Ma la promessa che i dodici saranno co-regnanti nel millennio, rivela un’altra alternativa. In Apoc 20,4, Giovanni ci racconta della Prima Risurrezione e precisa, che tutti coloro che ne faranno parte sono martiri. Per prima, tutti coloro, che furono decapitati (letteralmente: uccisi con la scure) a motivo della Parola di Dio e della testimonianza di Gesù, e poi anche coloro "che non avevano adorato la bestia e la sua immagine e non avevano accettato il marchio sulla fronte e sulla mano". Questi ultimi vengono, infatti, secondo Apoc 13,15, "automaticamente" uccisi dalla immagine della bestia. Quindi, tutti questi sono martiri, che risorgeranno e regneranno con il Signore, nei mille anni.

Essi tornarono in vita e regnarono con il Cristo mille anni.

Apoc 20,4 Poi vidi dei troni, e a quelli che vi sedettero fu dato la potestà di giudicare; e vidi le anime di coloro che erano stati decapitati (uccisi con una scure) per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e che non avevano adorato la bestia né la sua immagine e non avevano preso il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Costoro tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni. 20,5 Ma il resto dei morti non tornò in vita finché furono compiuti i mille anni. Questa è la Prima Risurrezione. Apoc 20, 4- 5;


(Vedi anche discorso 07: "Rapimento e Prima Risurrezione: un unico evento?")


E se ora partiamo dal presupposto, che anche i dodici apostoli, in questa occasione risorgeranno, per regnare, secondo la promessa del Signore, con gli altri martiri e con Cristo, allora dobbiamo anche di conseguenza presumere, secondo Apoc 20,4, che anche tutti gli apostoli sono stati martirizzati e morirono di morte violenta per la loro fede.

Secondo la Scrittura, sappiamo solo dell’apostolo Giacomo, fratello di Giovanni, i quali erano entrambi figli di Zebedeo, che fu ucciso da Erode con la spada (Atti 12,1-2). Paolo, sappiamo che fu imprigionato a Roma (Atti 28,17-31) e ci è tramandato, ma non da fonte biblica, che lì, probabilmente, nel’anno 64, trovò la morte. Su Pietro non ci è tramandato nulla. Che sia stato a Roma, sia stato lì crocifisso, e che abbia voluto essere appeso a testa in giù sulla croce, è una leggenda della chiesa cattolica. A differenza di Paolo, non sappiamo di Pietro neanche se sia mai stato a Roma.

Come però leggiamo in Giov 21,18-19, il Signore già allora aveva profetizzato a Pietro che, da vecchio sarebbe morto da martire. Anche ai due zebedeidi (Giovanni e Giacomo), il Signore ha predetto qualcosa di simile: in Mar 10,37-39 i due fratelli volevano che il Signore assicurasse loro, che nella sua gloria potessero sedere alla sua destra e alla sua sinistra. Quando il Signore poi chiese loro se potevano bere il calice che egli avrebbe bevuto, gli hanno assicurato che lo avrebbero potuto.

Voi certo berrete il calice che io bevo e sarete battezzati del battesimo di cui io sono battezzato.

Mar 10,37 Essi gli dissero: «Concedici di sedere uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra nella tua gloria». 10,38 E Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che domandate. Potete voi bere il calice che io berrò ed essere battezzati del battesimo di cui io sono battezzato?». Essi gli dissero: «Sì, lo possiamo». 10,39 E Gesù disse loro: «Voi certo berrete il calice che io bevo e sarete battezzati del battesimo di cui io sono battezzato». Mar 10,37-39;


E il Signore li ha anche presi in parola e ha loro profetizzato, che essi avrebbero bevuto il calice che egli ha bevuto, e che sarebbero stati battezzati con il battesimo con cui egli è stato battezzato, e quindi sarebbero morti come martiri. Difatti per Giacomo (vedi sopra) si è avverato molto presto. Da questi esempi, ma soprattutto a causa della promessa del Signore agli apostoli in Luca 22,29: "Io prescrivo a voi, come mio padre ha prescritto per me, un regno", e in connessione con Apoc 20,4, sembra giustificata l’ipotesi che tutti gli apostoli siano morti da martiri, e quindi, torneranno in vita con tutti gli altri martiri della Prima Risurrezione per regnare con Cristo nel suo regno.

Ora, è vero che tutte queste connessioni, per noi odierni, hanno poca rilevanza. Tuttavia, se consideriamo quelle interpretazioni che sostengono che in questa Prima Risurrezione, in Apoc 20,4-5 non i martiri, risorgeranno, ma "i credenti di tutti i tempi" (René Pache: Le retour du Jésu-Christ / Il ritorno di Gesù Cristo) – siano martiri o meno – e che questo è insegnato in molte comunità da decenni e così è creduto, riconosciamo il grande pericolo per i credenti in Cristo, proveniente da tali superficiali interpretazioni, se non analizziamo attentamente i testi.

Se qui, al fine di "aumentare le quote", i non-decapitati sono dichiarati decapitati, non sorprende che per esempio, anche i 144.000 sigillati in Apoc 7,3-8, siano annunciati come "la Chiesa dei credenti di tutte le età" (Karl Hartenstein: Der wiederkommende Herr [Il Signore che ritorna]); anche se lì sono elencate in modo esplicito tutte le 12 tribù di Israele e non può sussistere quindi, nessun dubbio, che si tratti di Israeliti – esclusivamente Israeliti! Come si può vedere, in questo modo, le promesse bibliche per alcuni gruppi di persone (martiri, Israeliti) vengono, come se niente fosse, derubate delle loro caratteristiche specifiche, e si sostiene che questa sia una profezia per la Chiesa.

(Vedi anche Discorso 862: "18 argomenti per un rapimento prima della Grande Tribolazione – e la loro confutazione.")


Ora, i lettori della Bibbia, sanno, che proprio il libro dell’Apocalisse, da cui sono citate le due precedenti promesse, nel suo primo versetto contiene un’informazione importante e interessante:

Rivelazione di Gesù Cristo, che Dio gli diede … mandandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni.

Apoc 1,1 Rivelazione di Gesù Cristo, che Dio gli diede per mostrare ai suoi servi le cose che devono accadere rapidamente e che egli fece conoscere, mandandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni. Apoc 1, 1;


E’ questo, l’unico libro della Bibbia, ad essere totalmente una rivelazione, che Dio ha dato a suo figlio. E questa rivelazione il Signore l’ha comunicata tramite il suo angelo a Giovanni. Se quindi alcuni esegeti pensano di indulgere, "qui Giovanni aveva in mente i profeti dell’Antico Testamento" oppure, che i testi dell’Apocalisse fossero propensi alle "aspettative messianiche del giudaismo", ci si deve effettivamente chiedere, se queste persone abbiano mai letto questo versetto e se sanno di cosa stanno parlando. Questi testi provengono nella loro complessività dalla memoria di Dio, e Giovanni ha solo portato su carta ciò che ha visto nella sua visione.

Ma molto più sorprende in questo contesto, la totale indifferenza dei commentatori in riguardo ai versi finali di questo libro. Qui, il Signore testimonia, che tutti coloro, che a queste righe aggiungono o tolgono qualcosa, riceveranno la loro punizione.

Se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali, le piaghe che sono scritte in questo libro;

Apoc 22,16 Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per testimoniarvi queste cose nelle chiese. Io sono la Radice e la progenie di Davide, la lucente stella del mattino. 22,17 E lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ode dica: «Vieni». E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita. 22,18 Io dichiaro ad ognuno che ode le parole della profezia di questo libro che, se qualcuno aggiunge a queste cose, Dio manderà su di lui le piaghe descritte in questo libro. 22,19 e se alcuno toglie dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell’albero della vita e dalla santa città, delle cose descritte in questo libro. 22,20 Colui che testimonia queste cose, dice: «Sì, vengo presto. Amen». Sì, vieni, Signore Gesù. 22,21 La grazia del Signore Gesù Cristo sia con tutti voi. Amen. Apoc 22,16-21;


Pertanto, se qualcuno, ai martiri in Apoc 20,4-5, aggiunge "i credenti di tutti i tempi" oppure ai 144.000 Israeliti sigillati in Apoc 7,3-8, aggiunge "la Chiesa dei credenti di tutti i tempi", ma nel contesto, con tutta la buona volontà, un tale legame non si può riconoscere, si pone la questione se e quanto questi esegeti abbiano considerato gli ultimi versi di questo libro.


Gli eletti.

Il fatto che la comunità cristiana non deve mai essere confusa con i 144.000 sigillati di Israele, è dimostrato anche dalle seguenti considerazioni: a causa della suddetta interpretazione e della testimonianza del Signore, tra l’altro in Giov 6,40:

"Perché questa è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna: e io lo risveglierò nell’ultimo giorno"

e in Giov 20,29:

"Perché mi hai visto, hai creduto. Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!"


possiamo supporre che davanti alla giustizia di Dio ci sia una differenza qualitativa tra i fedeli che hanno visto il Signore nella sua vita o lo vedranno nel Millennio, e quelle persone che in questi quasi duemila anni, non lo hanno visto, ma hanno creduto. E da questo ne deriva anche una giustificazione logica per quel Ritorno del Signore e il Rapimento degli "eletti", profetizzato da Paolo in 1Cor 15,50-52; 1Tess 4,15-17 e dal Signore in Mat 24,29-31.

Gli angeli raccoglieranno i suoi eletti da una estremità dei cieli fino all’altra estremità.

Mat 24,29 Ora, subito dopo l’afflizione di quei giorni, il sole si oscurerà e la luna non darà il suo chiarore, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno scrollate. 24,30 E allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo; e tutte le nazioni della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con potenza e grande gloria. 24,31 Ed egli manderà i suoi angeli con un potente suono di tromba; ed essi raccoglieranno i suoi eletti dai quattro venti, da una estremità dei cieli all’altra. Mat 24,29-31;


Anche se si vuol vedere tra questi rapiti, tutti i credenti in Cristo, scelti per la loro fede tra la gente empia del mondo, non è molto comprensibile perché quei credenti che nel Millennio verranno alla fede nel Figlio di Dio, non vengono anche rapiti durante il Millennio, ma devono attendere la Risurrezione Universale. Ci deve quindi essere un fattore distintivo. Anche il termine "eletti", che il Signore usa qui, in Mat 24,31, sembra voler dire qualcosa di più specifico, e perciò, da parte di alcuni commentatori, come per esempio la studiosa di scienze religiose, Ruth Lapide, riferito ai 144.000 sigillati di Israele, che saranno poi raccolti al Ritorno del Messia di Mat 24,30-31.

Tuttavia, se si può supporre un parallelismo degli eventi di Mat 24 e Apoc 6 e 7, troviamo il Ritorno del Signore con il Rapimento dei credenti di Mat 24,29-31, al sesto sigillo in Apoc 6,12-14. Se ora, secondo Ruth Lapide per questo evento, non i cristiani, ma i 144.000 Israeliti sigillati, sono rapiti in cielo con il Signore, diventa incomprensibile che gli stessi 144.000 sigillati qualche tempo dopo (mesi, anni? Apoc 9,12!) siano, come dice Apoc 9,4, esplicitamente esclusi delle piaghe della quinta tromba e, pertanto, in questa fase devono essere ancora sulla terra. Non potendo, pertanto, essere contemporaneamente in cielo e sulla terra, è da escludere l’interpretazione riferita ai 144.000 sigillati di Israele.

(Vedi anche Discorso 05: "Il parallelismo degli eventi in Mat 24 e Apoc 6 e 7.)


Con la comprensione qui acquisita, che i credenti in Cristo, che non hanno visto e hanno creduto, sono da intendere come "eletti", ne risulta sia una spiegazione chiara di questo specifico retroscena: essi sono eletti tra i credenti cristiani. Ma, anche la questione sul perché c’è un rapimento speciale, invece di risvegliare tutti i credenti all’ultimo giorno, trova la sua risposta: è la ricompensa per i "beati" che non hanno visto e hanno creduto.

Così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi.

Mt 20,1 «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa, il quale uscì di mattino presto per assumere dei lavoratori per la sua vigna. 20,2 Accordatosi con i lavoratori per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. 20,3 Uscito di nuovo verso l’ora terza, ne vide altri che se ne stavano sulla piazza disoccupati 20,4 e disse loro: "Andate anche voi nella vigna e vi darò quello che è giusto". Ed essi andarono.

20,5 Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso. 20,6 Uscito verso l’undicesima, ne trovò degli altri che se ne stavano là e disse loro: "Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?" 20,7 Essi gli dissero: "Perché nessuno ci ha assunti". Egli disse loro: "Andate anche voi nella vigna".

20,8 Fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: "Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, cominciando dagli ultimi fino ai primi". 20,9 Allora vennero quelli dell’undicesima ora e ricevettero un denaro ciascuno. 20,10 Venuti i primi, pensavano di ricevere di più; ma ebbero anch’essi un denaro per ciascuno.

20,11 Perciò, nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa dicendo: 20,12 "Questi ultimi hanno fatto un’ora sola e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e sofferto il caldo". 20,13 Ma egli, rispondendo a uno di loro, disse: "Amico, non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro? 20,14 Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare a quest’ultimo quanto a te. 20,15 Non mi è lecito fare del mio ciò che voglio? O vedi tu di mal occhio che io sia buono?" 20,16 Così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi». Mt 20, 1-16;


Come si può vedere, l’effetto prodotto da tali interpretazioni, che pensano di favorire il cristianesimo aggiungendo alla "Chiesa dei credenti di tutte le età" i 144.000 sigillati di Israele, è l’esatto contrario: sarebbe proprio la Chiesa, che non ha veduto e ha creduto, ad essere derubata della sua più grande ricompensa, cioè, del Rapimento al Ritorno del Signore.


L’infinito amore di Dio.

Ma, oltre all’interpretazione errata, vediamo nel nostro tempo anche nella predicazione sbagliata, uno dei maggiori pericoli per la Chiesa. Alcuni predicatori ci raccontano del "infinito" amore di Dio per tutte le persone. Questo tentativo di insinuare un perdono "automatico" di tutti i peccati, senza conversione e confessione, non resiste ad un esame dettagliato della Scrittura.

L’amore infinito e incondizionato di Dio.

Se l’amore di Dio fosse infinito e incondizionato, questo Dio dovrebbe rimettere a tutti gli esseri umani di tutti i tempi (all’infinito!!) tutti i loro peccati senza rimorso né conversione (incondizionatamente!!). Allora, non sarebbe più necessario alcun sacrificio espiatorio – e Gesù Cristo non avrebbe dovuto morire sulla croce.

Allora tutti i delinquenti, tutti i pluriomicidi, tutti gli atei, tutti i tiranni e tutto il resto della peggior feccia, dal principio del mondo fino alla sua fine (all’infinito!!), senza rimorso né conversione (incondizionatamente!!), entrerebbero nella vita eterna insieme a tutti i cristiani biblici.

Perciò, chi parla di un amore "infinito" e "incondizionato" di Dio, dimostra di non avere alcuna idea del perché Dio abbia lasciato morire suo Figlio sulla croce. Simili persone non hanno ancora assolutamente compreso il fondamento della fede cristiana e sono dunque totalmente inadatte ad esprimere dichiarazioni in merito ad una qualunque caratteristica di Dio.

(Vedi anche discorso 30: "Perché Gesù dovette morire sulla croce?")



La Bibbia dice si, che Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati (1Tim 2,3-4), ma non a causa di un amore infinito di Dio e quindi un amore del tutto cieco, ma a causa della nostra decisione per Cristo e della nostra fede nel suo sacrificio espiatorio per i nostri peccati.

(Vedi anche discorso 84: "Pro Christ: opportunità o rischio?" [non ancora disponibile in Italiano, leggi in tedesco / leggi in inglese])


Quindi, dobbiamo noi dimostrare il nostro amore per Dio. Dio ha già dimostrato il suo amore per noi esseri umani, quando ha lasciato andare il suo unigenito Figlio sulla croce per i peccati di tutti gli uomini. E questa è allo stesso modo la prova evidente che Dio non perdona i nostri peccati, appunto per un "infinito", amore, ma che piuttosto, davanti alla giustizia di Dio, per i nostri peccati erano necessari addirittura il sacrificio e la morte di suo Figlio al nostro posto.

Perché Dio ha mandato suo Figlio nel mondo, affinchè il mondo sia salvato per mezzo di lui.

Giov 3,16 Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. 3,17 Dio infatti non ha mandato il proprio Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma affinché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 3,18 Chi crede in lui non è condannato, ma chi non crede è già condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. Giov 3,16-18;

Questo è il mio sangue del patto, sparso per molti per il perdono dei peccati.

Mat 26,26 Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane e lo benedisse, lo ruppe e lo diede ai discepoli e disse: «Prendete, mangiate; questo è il mio corpo». 26,27 Poi prese il calice e rese grazie, e lo diede loro dicendo: «Bevetene tutti, 26,28 perché questo è il mio sangue, il sangue del nuovo patto che è sparso per molti per il perdono dei peccati. Mat 26,26-28;

Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.

Giov 6,51 Io sono il pane vivente che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; or Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo. Giov 6,51;


Come il nostro Signore qui sopra, in Giov 3,16 dice, sono salvati dunque, solo quelli che credono e confessano che Gesù Cristo è morto sulla croce per i loro peccati. E che essi per questo motivo – unicamente per questo – sono senza peccato davanti a Dio. Entrano così nella vita eterna, e sono pochi quelli che entreranno attraverso questa porta stretta. La strada invece che conduce alla perdizione è larga, e molti andranno per questa (Mat 7,13). Anche la nostra esperienza di vita ci insegna che la maggior parte del nostro prossimo, o è proprio ateo, o serve falsi dèi, cioè idoli.

Nel caso di un amore infinito di Dio, che in effetti, dovrebbe necessariamente anche essere incondizionato, tutte queste persone – compresi anche tutti gli assassini di massa, i criminali violenti e contestatori di Dio – andrebbero senza rimorsi e conversione nella vita eterna, per cui il sacrificio del Signore si porterebbe all’assurdo. Il semplice fatto che poi il Giudizio Universale, di cui la Bibbia sempre parla, sarebbe del tutto inutile, perché a causa del "infinito" amore di Dio, non ci sarebbe più nessuno da condannare, mostra che questa falsa dottrina non è affatto confermata dalle Scritture ed è quindi completamente fuorviante.

Inoltre questi predicatori e insegnanti accettano che le persone da loro adescate, con "l’amore infinito di Dio" pensino di essere salvati, anche se effettivamente, mancanti di riconoscere il peccato, di confessarlo e ricevere il perdono, non lo sono affatto. E infine la cosa più importante: con questo accomodarsi con lo spirito dei tempi, in cui ci si aspetta la migliore offerta al minor costo, e quindi una "conversione" senza troppo sforzarsi, il vero amore di Dio compreso nel sacrificio espiatorio del suo Figlio, viene completamente relegato in secondo piano e la fede in esso, ridotta a trascurabile misura.

Tali insegnamenti non biblici non potrebbero prendere forma, se studiassimo nelle Scritture quell’attributo di Dio, realmente infinito, perché assoluto, cioè, la giustizia di Dio. E’ questa giustizia, che dirige tutti gli altri attributi di Dio e quindi determina le sue azioni. L’onnipotenza di Dio senza la sua giustizia assoluta, sarebbe pura arbitrarietà. L’amore di Dio, unito alla sua onnipotenza, senza una giustizia assoluta, avrebbe già da tempo portato all’estinzione dell’umanità – ad eccezione di alcuni beniamini.

Ma così non è! Dio permette a ogni persona il suo libero arbitrio. Ognuno ha la libertà di accettare questo Dio o di rifiutarlo. E può orientarsi con la Bibbia, quale destino lo attende in un caso o nell’altro. L’essere umano creato con una esistenza immortale ha la scelta tra la vita eterna con Dio o la dannazione eterna, lontano da Dio. E questo sapere che è stata una decisione libera e volontaria di ogni singolo essere umano, produrrà questo "pianto e stridore di denti" degli empi, nella dannazione eterna, e cioè interminabile.

Diciamo quindi la verità alle persone:

-  Che di fronte a Dio – come tutte le altre persone - sono peccatori.

-  Che peccato è una qualsiasi – anche la più piccola - offesa, contro i comandamenti di Dio.

-  Che la giustizia di Dio condanna tali peccati e li punisce con la morte seconda. (Gen 2,17; Rom 5,12; 6,23)

-  Che non c’è assolutamente nessuna possibilità che questa condanna possa essere condonata da un presunto "infinito" amore di Dio, o da qualsiasi opera propria, come le preghiere di pentimento (Ave Maria), i pellegrinaggi, attività per il sociale, l’ascesi, il supporto per le agenzie umanitarie, cospicue donazioni di denaro, ecc, ecc.

-  Che invece l’amore di Dio nel sacrificio espiatorio di suo figlio sulla croce, offre alle persone l’unica soddisfazione valida e possibile alla sua giustizia: l’adozione della morte di Gesù al nostro posto per i nostri peccati.


Chiunque quindi riconosce che è un peccatore, che confessa i suoi peccati davanti a Dio e ne chiede il perdono nel nome del sacrificio espiatorio di Gesù Cristo, ha fatto il primo e decisivo passo nella sua vita di fede. Egli ha abbattuto il muro di separazione tra Dio e sé stesso e ha ristabilito la connessione con Dio.

Tuttavia, qui dobbiamo anche mettere in guardia, quando molte persone si aspettano un qualche avvenimento particolare, un sentimento "spirituale", o una qualche dimostrazione dello Spirito di Dio, come purtroppo annunciano anche alcuni predicatori – in particolare negli ambienti carismatici. L’unica cosa che un cristiano neo convertito può davvero aspettarsi è una certa gioia, pace e ordine, che d’ora in poi si manifesta successivamente nel suo spirito e nella sua vita.

Dove però questa pace e ordine non ci sono, là dove in eventi di massa, i cantanti corrono sul palco all’impazzata avanti e indietro, dove il pubblico è tatuato e ha anelli nel naso e alle orecchie come i bovini, dove con mani innalzate e frementi, saltano qua e là come in estasi, dove gli altoparlanti tuonano a tutto volume, quasi da strappare il timpano, anche i cristiani neo convertiti – e non solo loro – dovrebbero porsi la domanda se sono al posto giusto. – Anche se non sono concerti rock e pop, ma sono a volte eventi cristiani con "lode e adorazione" dove però, si trova una così predominante presentazione.

Come si può vedere, già queste poche prove dimostrano che non basta solo dire "sì a Gesù". La vita di fede che deve seguire – se è vera – è piena di sfide: lasciare le vecchie abitudini, la separazione da amici, al loro posto però nuove amicizie, nuove idee e opinioni, nuove priorità nella vita e soprattutto una nuova realtà: Noi viviamo in eterno! Dio ha creato gli esseri umani – i buoni e i cattivi – per una esistenza eterna. Con la nostra morte fisica, ci spogliamo solo del corpo di carne, ma il nostro spirito sarà rivestito nella nuova nascita nella risurrezione, con un corpo nuovo, e persisterà eternamente con tutta la nostra personalità.

(Vedi anche capitolo 12: "La Risurrezione.")


L’esistenza eterna di ogni essere umano.


L’esistenza eterna di ogni essere umano.

Ogni essere umano, che con la sua nascita corporale abbandona, vivo, il sacco amniotico della madre, e che, dunque è "nato d’acqua" (liquido amniotico, fluidità amniotica) (Giov 3:5), riceve da Dio (Giov 4:24) uno spirito umano (1Cor 2:11) con l’esistenza eterna (Mat 25:46). Nella prima parte temporale e terrena di questa esistenza – nella sua vita, l’essere umano ha la possibilità di scegliere in assoluta libertà e senza alcuna costrizione con lo spirito datogli da Dio  (Gen 2,7; 6,3) se donare a questo Dio, il creatore di tutta la vita, la sua completa fiducia e tutto il suo amore.

Dopo la sua morte, il corpo dell’essere umano ridiventa polvere, dalla quale esso era stato creato (Gen 2:7), mentre il suo spirito si incamminerà verso il regno dei morti (Dan 12:2; 1Piet 3:18-19; 1Cor 15:23-24), dove esso trascorrerà il tempo fino alla sua risurrezione in uno stato simile al sonno (1Tess 4:15-16).

Dio vivificherà i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

Röm 8,11 Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo Gesù dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. Röm 8,11;


Nel momento della Risurrezione (Rom 6:4-5), la "rinascita dallo spirito" (Mat 19:28; 1Piet 1:18; Giov 3:7), l’essere umano riceve nuovamente un corpo  (1Cor 15:43-44; Mat 22:30; Giov 3:8; Rom 8:10-11), simile a quello del figlio di Dio dopo la sua risurrezione (Giov 20:26-27).

Se c’è un corpo naturale, c’è anche un corpo spirituale.

1Cor 15,42 Così è pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile; 15,43 è seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole e risuscita potente; 15,44 è seminato corpo naturale e risuscita corpo spirituale. Se c’è un corpo naturale, c’è anche un corpo spirituale. 15,45 Così anche sta scritto: «Il primo uomo, Adamo, divenne anima vivente» (Gen 2,7); l’ultimo Adamo è spirito vivificante. 15,46 Però, ciò che è spirituale non viene prima; ma prima, ciò che è naturale, poi viene ciò che è spirituale. 15,47 Il primo uomo, tratto dalla terra, è terrestre; il secondo uomo è dal cielo. 15,48 Qual è il terrestre, tali sono anche i terrestri; e quale è il celeste, tali saranno anche i celesti. 15,49 E come abbiamo portato l’immagine del terrestre, così porteremo anche l’immagine del celeste. 1Cor 15,42-49;


Con questo corpo, l’essere umano starà poi durante il Giudizio Universale al cospetto del Figlio di Dio, che, per incarico di Dio (Giov 5:22, 26-27), giudicherà ciascun essere umano secondo le azioni terrene e in base alla scelta da lui compiuta in vita a favore o contro Dio (Rom 2:16).

Ogni essere umano, che durante la sua vita ha scelto a favore di Dio e di abbracciare la fede in suo figlio Gesù Cristo (Giov 17:3), ha la possibilità, davanti a questo tribunale, di ricorrere alla morte espiante del Figlio di Dio, che rappresenta l’espiazione per i peccati di tutti gli uomini, anche per la cancellazione dei propri peccati – ossia le trasgressioni dei comandamenti di Dio (Giov 3:16) – ed egli così sarà salvato (Giov 5:24). A quegli esseri umani che non hanno accettato questa fede, non verrà concessa la remissione dei loro peccati ed essi saranno perciò condannati (Giov 3:36).

Dopo il Giudizio Universale, questi esseri umani condannato trascorreranno la loro esistenza eterna nelle tenebre (Mat 22:13) della dannazione del fuoco eterno (Mat 18:8), con pianti e stridore di denti (Mat 13:49-50), poiché essi in vita hanno rifiutato di accostarsi alla fede, e con la consapevolezza definitiva che non potranno mai più riparare e che la loro condizione non potrà mai più essere cambiata.

Coloro che sono stati salvati, al contrario, trascorreranno la loro vita eterna (Mat 25:46) nella Nuova Creazione alla luce di Dio su una terra nuova (Apoc 20:11) e sotto un nuovo cielo, che Dio ha creato (Apoc 21:1-3,5).

Il Figlio di Dio ha detto:

"Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro consolatore, perché stia con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi." Giov 14,15-17;

Gesù disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morirà mai.» Giov 11,25-26;


Da questo punto di vista si è già espresso il noto evangelista e predicatore Wilhelm Busch con i suoi ascoltatori: "Non c’è bisogno di accogliere il messaggio che le sto dicendo. Può lasciare perdere di convertirsi a Gesù. Ma abbia ben chiaro che in tal modo lei sceglie l’inferno! Lei ha la totale libertà!!
(Persone che non sono capaci di credere.)

(Vedi anche discorso 22: "Esiste l’immortalità dell’anima?")



Per tutti coloro che vorrebbero averlo breve e moderno:
Lo spirito dell’uomo è il "software" – il sistema operativo – che fa funzionare "l’hardware" – il corpo. Alla scadenza dell’hardware, il software viene archiviato nel cloud. Alla fine del mondo, il software ottiene un nuovo hardware con runtime illimitato.




La nostra vita terrena è quindi estremamente importante. Perché in questo tempo decidiamo se vivremo in eterno con Dio nella luce e nell’amore o lontano da Dio nelle tenebre estreme per essere tormentati per sempre (Apoc 14,10-11). Il nostro spirito viene formato durante la nostra vita, e preparato come il feto nel grembo di sua madre. È interamente nelle nostre mani se arriveremo alla nuova nascita come figli di Dio nel nuovo mondo nella seconda creazione di Dio, o se nella cosiddetta "seconda morte", come un figlio di dannazione per l’eternità, senza poter mai più cambiare ciò in cui abbiamo fallito nella vita.

(Vedi anche excursus 08: "La prima e la seconda morte.)


Questo sito è noto per la sua conformità alla realtà e per la fedele interpretazione biblica delle Scritture. Si prega quindi di non vedere le dichiarazioni di cui sopra come la solita predica di un qualche proclamatore di belle parole professionale, che spesso non hanno alcuna idea della materia. Dopo oltre 30 anni di meticoloso studio della Bibbia e di analisi complessiva sono arrivato all’assoluta certezza della realtà di questi collegamenti biblici.


(I testi nella cornice nera sono citazioni dei visitatori di questo sito o di altri autori!)

(Sarà risvegliato chiunque viene "alla conoscenza del Figlio"? /  Giuseppe De Candia 00, 2010-01-27)

Durante la traduzione del capitolo 13: "Il Giudizio Universale", in italiano, mi sono accorto che la traduzione tedesca di Giovanni 6,40 "der den Sohn sieht und glaubt an ihn" [Chiunque vede il Figlio e crede in lui] differisce nella traduzione italiana in alcune Bibbie. Là si legge "che chiunque viene alla conoscenza del Figlio" – cioè "wer zur Erkenntnis des Sohnes kommt". Si dovrà ora adattare il testo tedesco all’italiano o la traduzione italiana adattarla al tedesco?

Giuseppe De Candia



Uno dei principali problemi dell’esegesi biblica sono quelle traduzioni della Bibbia, in cui i traduttori non si attengono al testo originale. Di solito, questo lo si giustifica con il fatto che nelle lingue originali del testo biblico – ebraico e aramaico nell’Antico Testamento, e greco antico nel Nuovo Testamento – molte parole possono avere significati diversi ed è quindi lasciato al traduttore al suo senso linguistico, ma anche, e soprattutto alla sua conoscenza del contesto biblico quale significato egli utilizza.

E, come si può qui ben notare, la traduzione della Bibbia ha molto a che fare con l’interpretazione biblica. Così, per esempio la traduzione di Lutero di Rom 8,29:

Poiché quelli che egli ha eletti, li ha anche predestinati.

Rom 8,29 Poiché quelli che egli ha eletti, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del suo Figlio, affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli. 8,30 E quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati. Rom 8,29-30;


successivamente è diventata per Giovanni Calvino la base per la sua dottrina della predestinazione ed è ancora oggi citata dai rappresentanti di questa dottrina come prova. Essi sottolineano che secondo la Bibbia, Dio nella sua sovranità, prima dell’inizio della creazione, ha predeterminato le persone e completamente senza un qualsiasi atto da parte loro, ne ha alcuni predestinati alla vita eterna e altri alla dannazione eterna.

Chiunque conosce le affermazioni della Bibbia riguardo a Dio e al suo fare, sa, che Dio è la giustizia in persona, e quindi un comportamento così completamente arbitrario non può mai essere un atto di Dio con gli uomini. Se poi controlliamo il testo originale greco, ci si accorge che là dice qualcos’altro, di come Lutero ha tradotto:

Poiché quelli che egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati.

Rom 8,29 Poiché quelli che egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del suo Figlio, affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli. 8,30 E quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati. Rom 8,29-30;


Non furono quindi preordinate quelle persone, che Dio ha scelte in un atto arbitrario, ma Dio ha visto nella sua onniscienza prima dell’inizio della creazione e ha riconosciuto quelle persone che nella loro vita si decideranno per lui e suo figlio Gesù Cristo. E queste persone le ha anche predestinate ad essere conformi all’immagine del suo Figlio e suoi fratelli.

(Vedi anche discorso 100: "Giovanni Calvino: la vera e la falsa predestinazione.")


Nel suddetto commento, la citata traduzione italiana del testo di Giov 6,40 ha un retroscena simile. Fratello De Candia, che si è prestato, gentilmente e in modo completamente gratuito, per la traduzione in italiano di questo sito, ha notato durante il suo lavoro, che questo versetto in alcune traduzioni italiane è tradotto erroneamente.

Mentre il testo originale greco (Nestle-Aland/letterale) dichiara:

Giov 6,40 Perché questa è la volontà del mio Padre, che chiunque vedente il Figlio e credente in lui ha eterna vita, e risorgere lascerò lui io nell’ultimo giorno». Giov 6,40;


che la traduzione tedesca – qui la Elberfelder – traduce giustamente:

Giov 6,40 Questa è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno». Giov 6,40;


troviamo in alcune traduzioni italiane della Bibbia formulazioni simili (C.E.I./Gerusalemme, Diodati), ma in altre, interpretazioni divergenti. Per esempio La Nuova Diodati scrive a questo punto:

Giov 6,40 Questa infatti è la volontà di colui che mi ha mandato: che chiunque viene alla conoscenza del Figlio e crede in lui, abbia vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno». Giov 6,40]


Perché dunque il traduttore italiano di questa nuova edizione, nella prima parte del versetto non traduce con l’univoco testo greco, "la volontà del Padre mio" (Patros), bensì "la volontà di colui che mi ha mandato," rimane un mistero. E anche nella seconda parte della frase, in cui il testo letterale greco dice: "ogni vedente il Figlio" - quindi "chiunque vede il Figlio" – questo viene cambiato e tradotto con "chiunque viene alla conoscenza del Figlio".

Ma, quest’ultimo cambiamento del testo potrebbe magari avere una spiegazione plausibile. Più sopra, proprio in questo discorso, a seguito di una richiesta da parte della signora E. Tinhofer da Vienna, abbiamo affrontato la questione, se questa affermazione – correttamente tradotta – in Giov 6,40 "(…) che chiunque vede il Figlio (…) abbia la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno", in ultima conseguenza, dice, che non ci sarà un Rapimento, ma tutti i credenti saranno risuscitati alla fine del mondo, nella Risurrezione Universale.

Da un esame più approfondito del testo, ne risulta poi però, la logica spiegazione che queste parole del Signore erano evidentemente indirizzate ai suoi credenti contemporanei. Perché "vedere il Figlio", lo potevano infatti, solo coloro che hanno vissuto al tempo di Gesù. Tutte le persone che sono venute alla fede dopo l’ascensione del Signore (40 giorni dopo il Risveglio e la Risurrezione), non lo hanno visto.

E riconoscere questo, fa apparire la parola del Signore, all’apostolo Tommaso sotto una luce diversa; questi non riusciva a credere che Gesù fosse risorto e rispose agli altri discepoli che glielo raccontarono, in Giov 20,24-25: "Se io non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi e la mia mano nel suo costato, io non crederò". Quando, dopo otto giorni il Signore apparve di nuovo ai discepoli, Tommaso era lì.

Perché mi hai visto, hai creduto. Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!

Giov 20,26 Otto giorni dopo, i discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte serrate, si presentò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 20,27 Poi disse a Tommaso: «Metti qua il dito e guarda le mie mani; stendi anche la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». 20,28 Allora Tommaso rispose e gli disse: «Signor mio e Dio mio!». 20,29 Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, Tommaso, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto». Giov 20,26-29;


E questa promessa del Signore, in Giov 20,29: "Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto", deve avere un significato speciale, altrimenti il Signore non titolerebbe queste persone "beati" (vedi le beatitudini in Mat 5,1-12!!). E proprio per questo motivo, la dichiarazione in Giov 6,40 ottiene un significato del tutto nuovo. Per quelle persone che hanno potuto vedere il Signore e i miracoli che ha fatto quando era in vita, accettare la fede in lui veniva molto più facile (vedi Tommaso), in confronto a tutte le persone dopo, che non hanno visto e sono venuti comunque alla fede.

Questo lascia concludere, che coloro che non hanno visto e hanno creduto, come ricompensa per la loro fiducia, saranno risvegliati e rapiti già al ritorno del Signore, mentre quelli che hanno visto il Signore, e hanno perciò creduto, saranno risvegliati mille anni dopo nella Risurrezione Universale alla fine del mondo.

I traduttori della suddetta traduzione italiana della Bibbia hanno trovato un intralcio nelle conseguenze del messaggio di Giov 6,40 "chiunque vede il Figlio". Essi hanno forse pensato – giustamente – che visto, lo hanno solo i suoi contemporanei. Ma, poiché in tante parti della Scrittura è promesso, che chi viene alla vera fede è salvato, hanno semplicemente "corretto" la dichiarazione e hanno tradotto il testo originale: "chiunque vede il Figlio", con "chiunque viene alla conoscenza del Figlio". Che non fissa un periodo e avrebbe validità per tutti gli uomini di tutti i tempi.

Che comunque nella seconda parte della frase, in ogni caso vi è una possibile soluzione a questo problema, se si lascia il testo, proprio come è stato scritto da Giovanni, è rimasto loro purtroppo nascosto. Cioè, che solo quelli che hanno visto il Signore personalmente, saranno risvegliati nella Risurrezione Universale alla fine del mondo, per andare nell’eternità - cioè anche i discepoli (Mat 26:29 «nel regno del Padre mio») – , mentre quei credenti che non lo hanno visto e hanno creduto, sono i beati, a cui è dato, come eletti, che il Signore li farà risvegliare e raccogliere (Mat 24:31), già al ritorno del Signore, per essere rapiti nel cielo verso Dio.

E se guardiamo ora con questa conoscenza il testo sopra citato dalla traduzione italiana della Bibbia:

Giov 6,40 Questa infatti è la volontà di colui che mi ha mandato: che chiunque viene alla conoscenza del Figlio e crede in lui, abbia vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno». Giov 6,40;


Ci rendiamo conto che con questa falsa "correzione" in realtà il significato delle dichiarazioni è stato invertito. Il Signore dice qui in originale, che "chiunque vede il Figlio" – quindi, ogni persona che è venuta alla fede durante la vita del Signore – "sarà risvegliata nell’ultimo giorno". Pertanto, in conseguenza, tutti i credenti da duemila anni fino ad oggi, che non lo hanno visto e hanno creduto, saranno già al ritorno del Signore, risvegliati e rapiti nel cielo. Questa è finora l’unica prova biblica, che la Chiesa di tutti i tempi – tranne il tempo del ministero del Signore sulla terra – infatti partecipa al Rapimento.

(Vedi anche capitolo 062: "Il Ritorno del Signore – 2. Parte: Il Rapimento.")


Ma, come si vede sopra, il testo inserito dai traduttori della Bibbia dice esattamente l’opposto, vale a dire, "che viene alla conoscenza del Figlio" – cioè tutti gli uomini che sono venuti alla fede - "saranno risuscitati l’ultimo giorno". E poiché con questa interpretazione, non c’è nessuna risurrezione per i credenti prima della fine del mondo, tutte le profezie sul rapimento al ritorno del Signore, sia in Paolo (1Cor 15,51-53; 1Tess 4,14-17), ma anche nelle dichiarazioni del Signore stesso, in Mat 24,30-31, vengono completamente ignorate e celate ai lettori di questa traduzione della Bibbia.

Quando poi nell’introduzione di questa traduzione della Bibbia, viene anche affermata la "maggior fedeltà possibile ai testi, nell’originale greco per il Nuovo Testamento", si riconosce oltre alla mancanza di conoscenza biblica, anche il mancante rapporto con la realtà. – Come si può vedere, se la traduzione della Bibbia non è eseguita da credenti con la necessaria conoscenza biblica di base, esiste il grande pericolo che presunti errori nel testo vengano re-interpretati in modo da distorcere il significato del contenuto dei messaggi, o addirittura invertirlo.

Un altro retroscena biblico, che in gran parte dell’esegesi è poco conosciuto, è la differenza tra il Risveglio dai morti e la Risurrezione. Troviamo questi due diversi avvenimenti molto chiaramente al Risveglio del Signore in Giov 20,17-18 e dopo la sua risurrezione, da Giov 20,19. Negli Atti degli Apostoli, questi due processi sono descritti insieme molto bene:

Dio lo ha risvegliato al terzo giorno.

Atti 10,40 Ma Dio lo ha risvegliato al terzo giorno e volle che apparisse (alla Maria Magdalena), 10,41 non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi (gli apostoli), che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. 10,42 E ci ha ordinato di annunziare al popolo e di attestare che egli è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio. Atti 10,40-42;


Fratello De Candia, lamenta che questa distinzione in italiano è ancora più difficile, non offrendo l’idioma una definizione appropriata per il risveglio. Che, anche nelle traduzioni bibliche tedesche – fatta eccezione per la traduzione biblica Elberfelder – tra Risveglio (Mat 27:52 testo greco o Elberfelder) e Risurrezione (Apo 20:5), non si faccia quasi distinzione, dipende dal fatto che i testi in questione non sono mai stati adeguatamente analizzati e distinti. Considerando, tuttavia, che quelle fasi che il Signore ha superato da primogenito, nel suo risveglio e nella risurrezione, dovremo, secondo 1Cor 15,20-24 passarle anche noi, tralasciando di separare questi due diversi avvenimenti, ci viene celato anche un importante contesto biblico, che ci può aiutare a comprendere meglio altri passi delle Scritture.

Ma ognuno nel proprio ordine: Cristo è la primizia, poi coloro che sono di Cristo, al suo arrivo;

1Cor 15,20 Ma ora Cristo è stato risvegliato dai morti, ed è la primizia di coloro che dormono. 15,21 Infatti, siccome per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti. 15,22 Perché, come tutti muoiono in Adamo, così tutti saranno vivificati in Cristo, 15,23 ma ciascuno nel proprio ordine: Cristo la primizia, poi coloro che sono di Cristo alla sua venuta. 15,24 Poi verrà la fine, quando rimetterà il regno nelle mani di Dio Padre, dopo aver annientato ogni dominio, ogni potestà e potenza. 1Cor 15,20-24;

(Vedi anche discorso 97: "Il Risveglio e la Risurrezione – la realtà di un’altra dimensione.")